28 giugno 2016

Quello che non vi dicono, è quanto male fa.


Non potevo non postarlo al volo.
Mi scrivono tante ragazze che mi seguono nei gruppi etc,sanno che sono molto attiva contro la violenza in generale e provengo da una famiglia di penalisti (ho visto di tutto nella mia vita,e non scherzo).


Ci sono ragazze bellissime che ho analizzato sia per armocromia ,che per Kibbe a cui ho promesso di non postare mai le loro foto in costume,e di non dire mai a nessuno le loro storie, perchè hanno le cicatrici delle botte degli ex fidanzati..
E anche se nessuno se ne accorgerebbe loro sanno di avercele e si vergognano ancora.
Come una macchia indelebile nell'anima che non andrà mai più via.
Questi non sono racconti favoleschi...
Questa è vita vera,vita vissuta..
Poi si crea una linea sottile impercettibile di solidarietà e comprensione ,quasi tattile, di chi ha subito violenze, di chi ha avuto lutti,di chi ha sofferto come un cane e ne è uscito a testa alta..
Ci si riconosce senza dover dire mille parole.
E scatta l'amicizia, il feeling ..
Non c'è un perchè razionale,ci si riconosce, come un odore che solo alcune persone riescono a sentire.
Ma che quell'odore è terribilmente tuo,fa parte di te ormai.
Oggi un'altra ragazza ha avuto coraggio e mi ha scritto.
Ciao Giusy:<<scusa se ti disturbo,so he sei di vigilia,ma postami questo pezzo che ho scritto su quello che mi è successo.
Voglio mantenere l'anonimato ,ma postalo per favore.
A me è andata bene,ne sono uscita a testa alta.>>
Ecco a voi un'altro sputo d'anima, di vita purtroppo vissuta, e mai raccontata.
Grazie a tutte di rendermi parte della vostra vita,e anche del vostro dolore.
Nel mio piccolo vi darò sempre una mano,con tutte le mie <<frivolezze>> per regalarvi un pochino di dolce e di autostima che la vita ci offre.
Giusy



Quello che non vi dicono, è quanto male fa.
Oggi ve lo sentirete dire alla radio, in televisione, lo vedrete nelle piazze. Metteranno hashtag altisonanti, foto al limite del lugubre, scarpe rosse, fiocchi bianchi.
Quello che non vi diranno, è la verità. Perché non la sanno. Perché nemmeno chi la sa, sa come raccontarla. E voi non ci credereste.
Amo scrivere favole, ma questa non è una favola. Immaginatela più forte che potete, perché è vera.
Vi siete mai macchiati una maglietta, quella nuova, quella a cui tenevate così tanto- per sbaglio, non era colpa vostra, voi ci stavate attenti, avete fatto tutto quello che vi hanno detto, eppure...è semplicemente successo? Una macchia orrenda, che non se ne andrà. Allora nascondi la maglia, coprila con un gilet, metti una spilla, non farla vedere a mamma, non dirlo a papà. Tanto non ti crederanno, non ti crederanno mai che tu abbia fatto del tuo meglio, che non volevi mica sporcarla quella maglietta. Penseranno che sei maldestra, sbadata, che non sai fare attenzione. Che sei stupida. Che sei incapace. Funziona esattamente così. Riuscite ad immaginare quel tipo di vergogna ed umiliazione? Sapete nascondere tanto a lungo una macchia, da non riuscire nemmeno a vederla più, nemmeno quando qualcuno, per sbaglio, ve la fa notare? Funziona così. Solo che non è una macchia. E’ un livido. O uno strattone che senti ancora nel polso. Una porta chiusa senza via di fuga, perché “Tu non esci da qui.” E’ un insulto, uno dietro l’altro anelati come ghirlande di luci a Natale. Tanto Natale è solo un giorno, poi passa. Solo che non è Natale. E non passa.
La violenza è meno violenta di quel che si crede. Gioca con la paura, ci gioca come un gatto gioca con la coda di una lucertola. E va a braccetto con la minaccia. Scandita da scuse e abbracci e baci e nonsuccederàmaipiù. Stocazzo.
Ora sommate la vergogna di prima, il pensiero di essere giudicati per un errore non commesso, se non nella valutazione delle circostanze, da chi vi ama. Sommatelo ad insulti, botte, paura, porte chiuse, urla della persona che VOI amate. Provate solo un momento, infinitesimale, ad immaginare lo strazio dell’anima.
Oh, dite che racconto belle favole? Non può essere, una non può essere così stupida, così cieca. Magari esagera, a volte le coppie litigano. Poi succede, uno perde le staffe, qualche urlo, insulto.
Vedete, è qui che si blocca il meccanismo, è qui che il nostro tempo si ferma. E poi, per le più sfortunate, si rompe. Perché nessuno ci crede. Nemmeno noi. No, nemmeno noi ci crediamo. Perché, come può, la persona che dice di amarti poi chiuderti in casa, strattonarti, urlarti così tante cattiverie, ferirti? Devo essere l’errore, devo cambiare, devo migliorare, l’ho fatto infuriare. Mea culpa, mea culpa. Stocazzo.
Ci provi. Ci provi con lui, gli spieghi le tue ragioni. Perché ancora ci credi, ci credi sia amore, deve esserci un motivo, dov’è l’errore? Promesse su promesse, magari mantenute per qualche mese. Magari qualche compromesso in più. Compromesso. Che gran puttanata di parola. Che compromesso è, tagliare fuori gli amici, per evitare le gelosie? Che compromesso è negarti le tue libertà, una dietro l’altra, seguire solo i suoi desideri, sogni, voglie. Che compromesso è, fare di tutto e di più, per evitare che succeda? Che vita è, l’ansia di vederlo tornare a casa, nervoso per qualcosa e non essere all’altezza del momento? Che compromesso è, non poter essere stanca, di mal umore, triste? Solo per non alterarlo. Solo per non vedere quel meccanismo accendersi. Perché le cose non prendano una brutta piega.
Poi chiedi aiuto agli amici. Ai parenti. Sai che succede? Che non ci credono. Che scambiano l’ansia con cui provi a chiedere aiuto per un tuo scazzo momentaneo. Pensano davvero sia ANCHE colpa tua. O non vogliono intromettersi, perché passerà. O tu non sai spiegare la verità e ad ogni parola dolorosa che ti strappi dal petto, devi giustificarti, aggiungendo: “Ma in fondo è una persona buona”. Perché non puoi esserti sbagliata, non puoi aver scelto una persona cattiva. E sai che succede? Forse, non ti crederanno mai. E’ lì che lui si salva, perché è così che si gioca questo gioco. Nessuno ci crede. Finché non è tardi.
Poi chiami le forze dell’ordine. Forze dell’ordine. Io l’ho fatto tre volte. Alcuni sono anche preparati sull’argomento. Ma non hanno soluzioni. Come non le hai tu. O forse non ne hai più la forza.
Poi fuggi. Le volte in cui per caso, ci riesci, perché non ti strappa di mano le chiavi e riesci ad uscire prima che possa inseguirti. La notte fuori al gelo. Sotto la pioggia. E le volte che ti insegue. Perché in una grande folla, tu non urli. Hai già imparato che nessuno si fermerà ad aiutarti. E lui vince ancora.
La forza, già. Quella di mandare giù. Quella di incassare. Se pensate che una donna che subisce violenza sia debole, vi sbagliate. Non sei debole. Sei fragile. E non hai la più pallida idea a che cosa aggrapparti. E ti aggrappi alla vita. Ami la vita più di ogni altra cosa, ami la vita, perché di te stessa ti sei dimenticata da tempo. Perché ti sei persa così tante volte, che nemmeno sai più chi sei. Ma tiri avanti, eccome se tiri. Se tutte quelle energie le avessi potute spendere in altro, avrei costruito grattacieli da sola, a mani nude. Così mi sono distrutta. 20 chili persi per strada che nemmeno so dove. E fossero i chili, il problema. L’ansia, gli attacchi di panico. Li ho tenuti a bada per più di vent’anni. Poi divennero il mio stratagemma per dimenticare il resto. Occupavo il mio tempo a non avere paura. A lottare con quelle che un tempo erano debolezze, e poi divennero follie. L’autostima sotto i tacchi, sì, ma nemmeno i miei. La convinzione di ricevere ciò che meritavo, e che non avrei mai meritato o avuto di più. Aggiungetele alla somma di prima.
E’ un gioco dove, andrà meglio STOCAZZO.
Perché è sempre peggio. Perché magari all’inizio era un rapporto normalissimo, ma poi si rompe qualcosa. E si rompe per sempre. Solo che tu non sei brava ad accorgertene. Solo che tu non hai la soluzione, l’intuizione di fuggire al primo colpo e non voltarti indietro.
Succube, tuo malgrado. Lui dirà di no. Lui dirà sempre di no. Perché lui è convinto di non sbagliare. E convincerà anche te. E’ un cerchio, è una catena. E se non sai spezzarla, è finita.
Io non ho saputo farlo. Io sono stata tirata fuori da questo gioco. Oggi non mi importa, se qualcuno giudica la mia fuga. Oggi non m’importa, qualunque pensiero uno possa fare su quello che è successo, quello che ho lasciato accadere e quello che ho fatto successivamente. Non auguro a nessuno quello che ho passato. Perché il difficile, il veramente difficile, viene dopo, se sopravvivi. Perché ne paghi le conseguenze, come se tu non abbia già pagato a sufficienza. Perché ogni passo è un’insicurezza. Perché è uno sbaglio che ti costa tutta te stessa. Perché la paura rimane. Perché ci sarà chi continuerà a non crederti.
Perché non è una favola, e tu non sai nemmeno come raccontarla.

Baci G per R&M



Quadri di Giuseppe Dilena

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