18 agosto 2015

LA VITA È MERAVIGLIOSA

LA VITA È MERAVIGLIOSA (It’s a Wonderful Life, 1946)
Regia: Frank Capra
Con James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore, Thomas Mitchell, Henry Travers, Samuel Hinds, Beulah Bondi, Frank Faylen, Ward Bond
Durata: 131 min.
Genere: drammatico, commedia, fantasia

La trama in soldoni: George Bailey è un ragazzo pieno di sogni e voglia di avventure alle quali dovrà rinunciare a causa delle difficoltà che la vita gli porrà davanti. Mentre è in preda alla disperazione, quando pensa di aver perso tutto e che la sua vita valga così poco da non meritare neppure di essere nato, un angelo corre in suo aiuto, mostrandogli come le sue azioni abbiano influito positivamente sull’esistenza di tante persone della sua comunità.
Lo spicchio temporale di cui sono follemente innamorata è quello dei vecchi filmoni, in bianco e nero e non, antecedenti al 1968, denominato “età d’oro di Hollywood”. E il film di cui vi scrivo è un grande classico di quel periodo. L’ho visto qualche settimana fa e mi è piaciuto veramente da impazzire, così tanto da farmi tornare la voglia di occuparmi di cinema.
Mi fa un po’ ridere scrivere di questo film, visto che è da poco passata la Pasqua e La vita è meravigliosa sarebbe, in teoria (in pratica in tv non l’ho MAI visto è ho dovuto recuperare il dvd su Amazon perché nei negozi è fuori catalogo, complimenti alla distribuzione), consigliato per una visione natalizia visto che la parte conclusiva della vicenda si svolge alla vigilia di Natale, ma i film meravigliosi lo sono tutto l’anno quindi spero mi perdonerete!
Veniamo alla vicenda di George Bailey (il grande James Stewart), che cresce a Bedford Falls, una cittadina di provincia, e fin da bambino, mentre lavora nella drogheria del signor Gower, sogna di viaggiare per il mondo.
La vita però non sarà generosa con George: la morte del padre lo costringerà a rinunciare al college in favore del fratello (che, segnatevelo, salva da bambino dalle gelide acque di un laghetto) per collaborare con lo zio Billy (Thomas Mitchell…ve lo ricordate?? Sì è proprio lui!) nella gestione della società di costruzioni e prestiti al posto del defunto genitore, ma soprattutto dovrà rinunciare ai viaggi che sempre aveva sognato. Il matrimonio con l’amichetta d’infanzia Mary (una splendida Donna Reed), ritrovata alla festa di laurea del fratello Harry, gli ridarà felicità e speranza, ma proprio mentre i neosposi sono in procinto di partire per il viaggio di nozze, George si vede costretto a rinunciare alla somma che doveva servire per la luna di miele per non lasciare i propri risparmiatori, allarmati dell’imminente crisi economica, senza liquidità.
Da sempre la società di George e famiglia è in aspra lotta con il burbero e machiavellico signor Potter (Lionel Barrymore), uomo d’affari senza scrupoli, odiato dall’intera cittadinanza per i suoi tentativi di impossessarsi di tutte le attività redditizie della città (compresa la società di George, tanto che arriva addirittura a cercare di assumerlo per eliminarlo dalla concorrenza) con metodi minacciosi e non esattamente trasparenti. Il ruolo di George nella comunità è di grande rilievo, poiché costruisce buone case concedendo mutui abbordabili anche per persone dal reddito modesto. È così che anche il signor Martini, immigrato italiano proprietario di un bar con una numerosissima famiglia, può permettersi una casa dignitosa.
Il perfido signor Potter però troverà il modo di ridurre l’attività di George sull’orlo della bancarotta: approfittando della sbadataggine dello zio Billy, si impossessa di una grossa somma di denaro (8000 dollari) necessaria per adempiere a un pagamento e, incurante di George che è arrivato al punto di umiliarsi implorandolo di aiutarlo, gli manda gli ispettori fiscali. George si considera responsabile del disastro e non riesce più a vedere un futuro davanti a sé e, proprio la viglia di Natale, quando la sua casa sta per riempirsi di ospiti, ripercorre la propria esistenza rendendosi conto di quanto sia, apparentemente, andato tutto storto: è sempre rimasto a Bedford Falls, ha avuto 4 figli, troppi, dice a una incredula Mary, vive in una casa mal ristrutturata, e odia il suo lavoro. Sentendosi braccato dalla polizia e non sapendo proprio come recuperare quegli 8000 dollari in così breve tempo, si vede perduto e pensa di gettarsi nel fiume cittadino, in fondo lo stesso signor Potter gli aveva ricordato che, grazie alla sua assicurazione sulla vita, vale più da morto che da vivo MA………l’angelo Clarence lo distoglie dal suo intento suicida, gettandosi lui per primo e facendosi “salvare” da George. Clarence (il bravissimo e spassoso Harry Travers) è un angelo di seconda classe che, inviato sulla Terra da Dio e San Giuseppe (raffigurati come il gruppo di galassie chiamato “Quintetto di Stephan”) deve compiere una missione speciale, salvare la vita a George, per guadagnarsi le ali, e ha la sua occasione dopo un’attesa di ben 200 anni!
George, come prevedibile, non crede a una parola di ciò che dice Clarence, tanto che arriva a dire che sarebbe stato meglio che non fosse mai nato….già, ma come sarebbe stata Bedford Falls senza George? Come si intreccia la sua esistenza con quella dei suoi familiari e amici? In questo spaccato si consuma, a mio parere, la parte migliore del film, quella che più sconvolge e invita lo spettatore a riflettere. Clarence infatti accontenta George e lo catapulta in una realtà parallela in cui lui non è mai esistito, ed è una realtà terribile. Bedford Falls avrebbe preso il nome non certo casuale di “Pottersville” e sarebbe piena di casino e strip club; suo fratello Harry sarebbe morto da bambino, perché nessuno lo avrebbe salvato dal laghetto ghiacciato, di conseguenza non ci sarebbe stato nessun eroe di guerra ad abbattere aerei della Luftwaffe; senza di lui il signor Gower sarebbe diventato un barbone senza drogheria, perché non ci sarebbe stato George a salvarlo dalle conseguenze terribili di un suo errore nel preparare un farmaco per un bambino malato tanti anni prima; la società di suo padre sarebbe fallita e suo zio Billy sarebbe finito al manicomio; sua madre (Beulah Bondi, sarà “madre” di Stewart in diversi altri film) si sarebbe ridotta a fare l’affittacamere; il signor Martini non avrebbe avuto il bar, né una casa e al posto del complesso residenziale fatto costruire da George, ci sarebbe ancora un cimitero; la sua amica d’infanzia Violet sarebbe finita a fare la “ballerina” in un club e non avrebbe sposato il suo facoltoso amico Sam; Mary sarebbe diventata una bibliotecaria triste e sola; la loro casa, quella che lui non sopportava con tutte quelle correnti d’aria, sarebbe ancora fatiscente, e soprattutto non esisterebbero i suoi (loro) 4 bambini, inutile cercarli, gli dice Clarence, nella tasca i petali della rosa della piccola Zuzu, a letto con la febbre la vigilia di Natale, non ci sono. In città nessuno lo riconosce, neanche il suo amico taxista Ernie (Frank Faylen), che lo riporta alla sua casa piena di spifferi ridotta a un rudere e avverte il poliziotto Bert che ha caricato sul taxi un mezzo matto (Ward Bond è un attore che adoro, presente in moltissimi dei miei western preferiti…scusate non ho resistito!!!)
Solo così, George si rende conto di quanto importante sia la sua esistenza che era arrivato a considerare così irrilevante e di quanto la sua sia davvero una vita meravigliosa! Disperato, prega Clarence di ridargli la sua vita, quella con un lavoro che gli è stato imposto, tutti quei bambini, il signor Potter, gli ispettori del fisco e la polizia…si rende conto di essere stato accontentato quando il suo amico Bert finalmente lo riconosce e non cerca più di arrestarlo.
George torna così a casa, quasi felice di farsi arrestare, ma può riabbracciare i suoi bambini che lo stanno aspettando. E i miracoli non sono finiti qui: di fronte alla gravissima difficoltà in cui versa George, la cittadinanza di Bedford Falls risponde alla richiesta di aiuto di Mary e organizza una raccolta fondi per coprire il debito e consentire così alla società di George di rimanere in piedi; di fronte a una simile mobilitazione, capisce così che la sua vita non è affatto inutile e non è mai stato solo come credeva di essere.
Quante volte tutti noi, di fronte alle difficoltà, a volte neanche così insormontabili, che la vita ci pone davanti, ci sentiamo soli e ci chiediamo, ma ne vale la pena? Tutta questa fatica per stare al mondo, arrabattarsi da soli tra mille difficoltà…sono domande che ci siamo posti tutti nel corso della nostra vita. Confesso che sul finale ho pianto fiumi di lacrime come non mai, mai un film mi aveva suscitato una reazione di gioia simile. Questo film ci interroga sulle difficoltà e la solitudine, con cui ci ritroviamo a fronteggiare la grettezza del vivere moderno (lavoro, denaro, feste comandate) ma ci pone un’altra domanda: ma siamo davvero così soli? O più spesso forse ci vergogniamo di chiedere aiuto, per non sentirci, deboli, vulnerabili, isolandoci così dal nostro contesto? La vita è meravigliosa ci fa anche capire che le nostre vite sono indissolubilmente intrecciate l’una con l’altra, a volte attraverso dettagli insignificanti e a dispetto del nostro sottovalutare le nostre azioni...in realtà nell’economia del tutto può bastare davvero poco per rivoluzionare, nel bene o nel male, la vita di chi ci sta vicino! E come sarebbe il nostro piccolo mondo familiare, di conoscenze e amicizie se non esistessimo? È la prima cosa che mi sono chiesta alla fine del film, e ripercorrendo i fatti salienti della mia esistenza, mi sono resa conto che se non fossi esistita, mio nonno sarebbe mancato quando ero bambina, e non qualche anno fa.. insomma ci siamo regalati una ventina d’anni di vita in più insieme (per farla molto breve, avevo 7-8 anni, si era sentito molto male una notte come tante che ero a domire a casa dei nonni, e ho chiamato io l’ambulanza perché mia nonna era nel panico più totale).
La vita è meravigliosa, incredibile a dirsi, venne accolto piuttosto freddamente all’uscita nelle sale americane ma positivamente dalla critica, tanto che il film ricevette ben 5 candidature agli Oscar e vinse il Golden Globe, ed è considerato uno dei più bei film mai prodotti nella storia del cinema. James Stewart non era molto convinto di accettare la parte di George Bailey: era appena tornato dalla guerra e non era sicuro di essere in grado di riprendere così velocemente il suo posto sulle scene. A convincerlo fu il grande Lionel Barrymore, il “perfido” signor Potter. Con questa interpretazione di guadagnò comunque la nomination come miglior attore protagonista. Curiosità: James Stewart è stato un eroe di guerra pluridecorato dell’aviazione americana, e alla fine del conflitto si guadagnò il grado di generale.


Come accennavo più sopra, ritroviamo in questo film Thomas Mitchell, attore straordinario, come James Stewart d’altronde, che in questo film dà davvero la misura del grandissimo interprete che è stato. Penso di poter dire che sia uno dei miei attori preferiti a livello recitativo: aveva la particolarità di usare un modo di parlare leggermente balbettante, forse per rimarcare la sua estrema umiltà a livello umano, voleva che il pubblico lo sentisse vicino, uno di loro, non un divo irraggiungibile, un tizio qualunque insomma (celebre la sua affermazione: “Lo spettatore può identificarsi perfettamente con uno come me, mentre sogna di essere John Wayne”, suo grande amico, tra l’altro), ed è stato uno dei “feticci” preferiti dell’immenso Alfred Hitchcok. Ha spaziato in molti generi, quindi un film in cui compare James Stewart che vi piaccia lo troverete facilmente. A suo dire, questo è il film, di tutta la sua carriera attoriale, a cui era più affezionato e che più gli era piaciuto, il che credo sia molto significativo, visto che James Stewart ha partecipato a molti grandi film.
Degna di nota anche la presenza di Donna Reed, qui alla sua prima prova di attrice protagonista, porta un notevole contributo di eleganza e delicatezza al film, non ho mai approfondito molto la sua filmografia, ma la sua interpretazione mi è piaciuta talmente tanto che mi toccherà approfondire. A questo punto credo che recupererò altre opere del grande regista Frank Capra, di cui non ho visto molto finora, ma il poco che ho visto sin qui mi è sempre piaciuto moltissimo. Trovo molto interessante la sua biografia, siciliano immigrato da bambino negli USA, che dimostra attraverso i suoi film quanto ami il paese che ha accolto lui, la sua famiglia e tanti come loro (quando dai barconi scendevamo noi, particolare di cui ci siamo tutti dimenticati ultimamente), tanto che raramente si lascia andare a particolari che richiamano alle sue origini. Proprio in questo film c’è un riferimento all’immigrazione italiana negli Stati Uniti (il signor Martini), ma è raro trovare questi particolari nei film di Capra. Ci penseranno gli italo-americani di seconda generazione a indagare meglio questo aspetto, anche nei suoi lati più oscuri e problematici (tipo Francis Ford Coppola con la saga del Padrino, tanto per dirne uno grosso).

Di Silvia Catrambrone

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